CAMICI & SOLDI: L’articolo di Alberto Oliveti in risposta a quello del Resto del Carlino

 

Sono un medico di famiglia orgoglioso venticinque anni fa di avere scelto questa professione, perché il rapporto che nel tempo si instaura con chi ti ha scelto per fiducia  ripaga da ogni delusione.

 

Chiedo ospitalità dopo aver letto in CAMICI & SOLDI l’inchiesta sui guadagni dei medici perché confesso che il contenuto ed il tono di quella pagina mi ha lasciato una ferita che l’efficace intervento del Presidente dell’Ordine di Pesaro ha solo in parte lenito.

 

L’ironico Roberto Damiani analizza i “lauti stipendi”  dei medici di famiglia, ma incorre in qualche imperdonabile errore.

 

Con fare apodittico asserisce che un medico di famiglia  guadagna puliti dai 5 ai 7 mila euro al mese, eppure confrontando i suoi dati,  dal monte lordo degli stipendi mensili  che l’ex AUSL l  paga ai suoi 142 medici di base si evince come la media sia di 4.5 mila euro a testa al lordo!

 

Omette di spiegare che comunque questa cifra sensazionale è l’incasso, non il guadagno, dato che  i costi di gestione dell’attività professionale sono a carico del medico.

 

Cifre non esigue se pensiamo ai costi di  uno studio, con condominio, tasse, utenze, pulizie, strumenti, arredi, tecnologia ed assistenza informatica, il personale di studio che costa tre volte lo sbandierato incentivo.

Inoltre l’auto per le visite domiciliari e residenziali, la telefonia, le coperture assicurative per infortuni sul lavoro , malattia e per danni a terzi, tutto questo senza  tredicesime o ferie pagate ( a differenza dei colleghi dipendenti).

 

Dato che in quella ex AUSL ci sono 125 mila assistiti, sono poco più di cinque gli euro lordi che ogni mese un medico di base incassa per essere a disposizione dei problemi di salute dei suoi assistiti senza le liste di attesa, i tickets o limiti di accesso.

 

Si provi a proporre analoghe tariffe “all inclusive” ad altre categorie di pari professionalità!

 

E sulle ore dedicate al paziente, chi è uso per necessità frequentare gli studi sa bene come l’attività vada oltre gli orari di apertura. 

 

Anche sulla assimilazione ai rappresentanti di commercio - più clienti più guadagno - è proprio fuori rotta, dato che la quota capitaria nasce per ottenere il contrario del commercio: che non vi sia interesse da parte del medico curante a indurre la ripetizione del miracolo poco ecumenico ma molto economico della moltiplicazione dei pani e dei pesci!

 

Concordo sul fatto che un operaio ed un colonnello dei carabinieri indubbiamente guadagnino poco, ma non credo si faccia un buon servizio alla salute  del cittadino se, approssimando grossolanamente  su  guadagni ed impegno, invece di fare informazione  si contribuisce a incrinare il rapporto di fiducia che lo lega al suo medico di famiglia.

 

11 febbraio ’06

 

                                                                       Dott. Alberto Oliveti

                                                                       Medico di famiglia